Su questo blog appaiono troppi contenuti multimediali e pochi contenuti testuali.
Google naturalmente non ha gradito, e di seguito ad una massiccia reinterpretazione del pagerank ha abbassato di qualche decimo di punto tutti i siti della rete.
Ero fiero di essere rimasto a PageRank4 ma ora anche il mio blog è inesorabilmente sceso a 3 e credo proprio che 4 o 5 nel futuro non si vedranno nemmeno con gli occhialoni da aviatore (goggles).
Alcuni giorni fa è stato presentato Internet Explorer 8, il nuovo browser di casa Microsoft che promette più attinenza agli standard web, una gestione modulare delle schede (ogni scheda è un processo a se stante, grazie alla implementazione dei multi processi Loosely Coupled IE), vari amenicoli per sviluppatori e migliorie sulla gestione della sicurezza.
Ieri Google ha presentato il suo primo browser Chrome basato su software opensource: Chromium, il quale a sua volta ha preso a piene mani dai progetti WebKit e Firefox.
Tra i milioni di pagine scritte in queste ore che spiegano chi come dove e quando, le più interessanti ritengo siano quelle che spiegano perché si è scelto di sviluppare codice open source, e cosa si accetta cliccando “accetto il contratto di licenza” di Chrome.
A forza di pubblicare sul blog soltanto dei segnalibri, tra l’altro in automatico, Google s’è incazzato e m’ha levato un punto di PageRank.
E checcazz. Vabbé lo sapevo che sarebbe successo, ma ci ha messo poco tempo! Che fossi tra l’orlo del PR5 e il PR4?
Per ora il tempo per bloggare è davvero poco.
Se non siete proprio puristi del software libero ed i prodotti di Google non vi spaventano, ora è possibile mantenerli sempre aggiornati grazie ai repository allestiti da Google per le maggiori distribuzioni di GNU/Linux.
Se non sapete che cosa sia un repository, non importa. Una semplice guida passo-passo vi spiega come installare i prodotti software di Google su Ubuntu, ad esempio.
I vantaggi sono almeno due: attendibilità della fonte (si evitano eventuali manipolazioni minacciose), software sicuri perché mantenuti aggiornati sempre all’ultima versione.
Se la terra vista dal satellite vista con Google Maps per voi non è abbastanza, se gli edifici ricostruiti in 3D sono sterili riproduzioni, allora siete già in preda alla febbre del momento: Google Street View.
Tramite Street Views è possibile farsi un giretto nelle più famose metropoli degli stati uniti. Infatti le strade più famose vengono catturate tramite una fotocamera panoramica e pubblicate sul sito tramite un apposito visore 360°.
Potrete quindi andare a GooglePlex, all’ Apple store di San Francisco, senza nemmeno alzarvi dalla sedia.
La perdita di tempo è assicurata. “Incammellarsi” ad esplorare le grandi metropoli è questione di un attimo, ci si immerge quindi in una giornata come tante altre all’interno della città. Iniziano quindi a moltiplicarsi le raccolte di foto strane raccolte qua e la.
In italia ci ha pensato a farlo PagineGialle, con Visual con risultati di tutto rispetto.














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