La fotografia digitale ha spostato il supporto di memorizzazione, dal negativo al file promettendo di mantenere inalterate le qualità del negativo che per più di un secolo ha sempre svolto il suo sporco lavoro di custode della paternità intellettuale delle opere fotografiche.
Chi possiede il negativo di una foto, ne è sicuramente l'autore, ha l'interesse di custodirlo e conservarlo al meglio, per garantirne la longevità e la riproducibilità nel tempo.
La fotografia digitale RAW dovrebbe aver eliminato il problema: il file digitale non è soggetto a usura del tempo, rimane inalterato sul media in cui è stato memorizzato. A meno che...
Come succede per il software proprietario in generale, ed in particolare si potrebbe prendere in considerazione anche l'introduzione dei DRM; i grandi produttori di macchine fotografiche digitali hanno sviluppato dialetti proprietari per la generazione di file RAW per "proteggerne" le caratteristiche in alcuni casi arrivando ad introdurre addirittura un sistema criptato.
Fino ad oggi questo non è apparso come un problema a causa della presenza di software per la decodifica dei vari dialetti che rende trasparente all'utente la fase di accesso ai propri dati.
La limitazione di libertà introdotta dai formati proprietari inizia ad essere un problema con la maggiore diffusione del formato stesso.
I formati proprietari non sono documentati, volutamente, inibendo la diffusione di software di terze parti e limitando quindi le possibilità creative dei fotografi.
Mentre prima il negativo veniva sviluppato liberamente dal fotografo, ora il flusso di lavoro viene gestito dai software proprietari in modo piuttosto limitato.
Le esigenze di un fotografo cronista son diverse da quelle del fotografo artista; il primo necessita di strumenti automatizzati che gli permettono di risparmiare tempo, il secondo necessita di avere un controllo fine ed approfondito dell'immagine.
Si tratta di due caratteristiche di lavoro agli antipodi, difficili da soddisfare se non accettando duri compromessi.
Nessuno può prevedere per quanto tempo un formato proprietario sia supportato dalla casa produttrice. Se i formati proprietari non diventeranno formati aperti, come potranno i fotografi essere certi della longevità dei propri scatti?
La documentazione libera di un formato RAW non garantirà automaticamente ai fotografi la longevità degli scatti, ma di certo potrà favorire la creazione di software dedicato alle macchine fotografiche digitali più datate, anche dopo che la casa produttrice avrà cessato la produzione e l'assistenza di quel determinato prodotto.
Avere più di 200 formati RAW proprietari in commercio (in aumento) scoraggia il lavoro di reverse engineering svolto fin'ora dai produttori di software di terze parti.
La necessità di avere un formato RAW libero è contrastata dalla volontà delle grandi case produttrici di introdurre sistemi di limitazione di libertà agli utenti.

