Come rimuovere il cicalino dagli UPS Metasystem Ally HF

In modo molto casuale spesso la mattina dalle 6 alle 7 mi salta il salvavita. Si verifica una specie di sbalzo di tensione, il contatore elettronico rimane acceso, il salvavita scatta, e va via la luce fino a quando non mi sveglio (se sono in casa).

UPS Metasystem Ally HF La cosa "buffa" (?) è che succede soltanto se ho il PC acceso che è collegato al gruppo di continuità Metasystem Ally HF 1600 che ho acquistato proprio a causa dei cali di tensione generati dal vicino cantiere TAV.

L'unico difetto di questo generatore di corrente UPS è il fastidioso rumore generato dal cicalino che entra in funzione al momento del calo di tensione e trasferimento sulla batteria. Si tratta di un difetto perché né tramite il software né tramite interruttori è possibile disabilitare il fastidioso ronzio.

Comunque aprire l'involucro del generatore non fa decadere la garanzia, mentre invece comprometterne i componenti sì.

Per tanto, all'assistenza mi hanno sconsigliato di "scollegare" il cicalino, perché è stato saldato sulla scheda principale. Al che ho pensato che per il mio sollievo potesse essere sacrificato mediante l'uso di uno stuzzicadenti.

Il cicalino visto esternamente Individuate il cicalino sulla scheda superiore, nel lato sinistro dell' UPS.

Infilate quindi uno stuzzicadenti dentro al buco che trasporta l'aria, le vibrazioni ed il rumore all'esterno del cicalino, possibilmente cercate di forare la membrana interna o comunque di comprometterla e bloccarla.

Membrana del cicalino, non visibile Fortunatamente si tratta di un dispositivo analogico, che per emettere il suono deve stimolare una reazione fisica. Quindi niente saldature o manomissioni con conseguente perdita della garanzia.

Gli UPS Metasystem Ally HF sono prodotti italiani. Nello specifico usano la tecnologia online, doppia conversione al contrario degli UPS cinesini di fascia economica che si basano sul semplice switching Online interactive che per il fatto di essere economico non garantisce quei 10-20 ms. di blackout che per un hard disk possono anche essere troppi.

Breve guida a Bazaar versioning system dei siti su DreamHost

Dicevo nei precedenti articoli di come sia facile gestire i progetti sotto sistema di versioning Bazaar, al contrario di SVN che tra l'altro inserisce una directory nascosta all'interno dei nostri file e ci obbliga ad "esportare" il prodotto finito.

La comodità di usare Bazaar su DreamHost è che si possono mettere i propri siti all'interno del sistema di versioning ed averli sempre (quasi in diretta) aggiornati, dopo aver testato gli update in locale sul proprio PC (lamp/wamp).

Prima di tutto occorre identificarsi: bzr whoami
bzr whoami "Tassoman "

Una volta identificati si può creare una repository: bzr init

La repository viene creata nella home directory dell'utente dreamhost, la quale contiene le root di ogni sito. Quindi per tenere sotto controllo un sito: bzr add 2nd-ld.tld

Per confermare le azioni si committa come su svn: bzr commit -m "Second Level Domain at Top Level Domain added into versioning system"

Ora abbiamo una copia del nostro sito in produzione. Per averne una copia locale bisogna fare il checkout sul proprio PC: bzr checkout sftp://2nd-ld.tld/home/username

Il sito produttivo sarà scaricato in locale, sulla directory prescelta potremo configurare un server di sviluppo locale e testare le nostre modifiche che saranno poi inviate tramite commit.

touch test.txt
bzr add test.txt
bzr commit

Una volta che gli aggiornamenti al sito locale saranno completati, potremo importare le modifiche facendo update sulla console remota dell'hosting:

ssh 2nd-ld.tld
Password:
bzr update

Ricordate, così facendo il DB non viene aggiornato e rimane fuori dal sistema di versioning. Per tenerlo all'interno del sistema si dovrà prevedere il dump del database.

La documentazione di Bazaar è piuttosto chiara anche se disponibile soltanto in inglese. Vi consiglio: Bazaar in five minutes oppure Bazaar Switching per chi già usa altri sistemi di versioning.

Come installare Bazaar su un hosting con console remota SSH tipo DreamHost

Se si dispone di un hosting in cui è stato installato e reso disponibile python2.4 si può procedere all'installazione del sistema di versioning Bazaar (BZR).

Il sistema distribuito di versioni Bazaar è disponibile per qualsiasi sistema operativo tra i più diffusi: Linux, Mac, ed anche Windows.

Se non si dispone di un hosting con console remota, si può chiedere un preventivo a Bologna Informatica, offre hosting professionale per le piccole e medie imprese. Oppure registrarsi su DreamHost approfittando dello sconto offerto dal codice invito: BOINFO07

Prendiamo come esempio DreamHost come sistema di hosting. Ma credo che un qualsiasi altro hosting con console SSH possa andare bene.

  1. Prima di tutto è necessario preparare l'ambiente creando le directory utente necessarie:

    cd
    mkdir bin
    mkdir lib
    mkdir lib/python
    mkdir man

  2. In secondo luogo è necessario istruire la console remota ad utilizzare le proprie directory utente con priorità su quelle di sistema:
    nano -w ~/.bash_profile
    nel file ~/.bash_profile vanno inserite le seguenti variabili. export PATH=$HOME/bin:$PATH
    export MANPATH=$HOME/man:/usr/share/man
    export PYTHONPATH=$HOME/lib/python:/usr/lib/python2.4:/usr/local/lib/python2.4:/usr/include/python2.4

    Su DreamHost $PYTHONPATH e $MANPATH non sono definite quindi vanno forzate. Per sapere se le vostre variabili sono già definite: echo $PYTHONPATH

    Nel caso in cui siano già definite, è meglio riprenderle ed inserire il valore a quelle esistenti come ho fatto in $PATH che appunto era già definita.

  3. Dopo aver controllato che tutte le variabili siano di sistema, bisogna crearsi un link simbolico che punta esplicitamente a python2.4 perché su DreamHost di default è installato python2.3.
    cd ~/bin
    ln -s /usr/bin/python2.4 python

    Per controllare la versione di python: python -V
  4. Se i percorsi sono corretti e le variabili configurate a dovere dovreste avere la versione 2.4.x. Lanciate python e provate ad includere qualche modulo default per essere certi che tutto funziona
  5. Se tutto funziona allora è possibile scaricare le librerie necessarie per usare Bazaar tramite SFTP (ssh):

    Scaricare i sorgenti delle librerie in una directory di appoggio. Estrarre i files usando tar zxf. Il comando per installare la libreria è il seguente: cd pylibrary-0.1.2
    python setup.py install --home=$HOME

    Le librerie saranno compilate ed installate nella home directory: /home/username/lib/python. Per accertarsi che siano correttamente caricate: python -c "import Crypto"
    python -c "import paramiko"
    python -c "import cElementTree"

    Se non si verificano messaggi di errore tutto funziona correttamente. Se il messaggio di errore segnala la mancanza della libreria, controllate che la variabile $PYTHONPATH sia corretta.

    Per ripetere l'installazione dei moduli python: rm -rf ~/lib/python/* Per ogni libreria inviare il comando: python setup.py clean

  6. A questo punto rimane da installare BZR, effettuate il download dei sorgenti di Bazaar nella directory di appoggio, ed inviate il comando di installazione. Potrebbe mancare il modulo Pyrex, nel caso installate anche quello.
  7. Test finale: cd
    bzr help
    Se ricevete il riepilogo dei comandi, tutto funziona correttamente. Se ricevete qualche messaggio di errore che reclama librerie... Le variabili Path non sono corrette.

Buon divertimento con Bazaar! Nel prossimo articolo vi scrivo come usarlo brevemente dopo di che... DIY!

Yahoo User Interface CSS grids, croce o delizia?

Per un lavoro che si stà sviluppando con Drupal si è pensato bene di approfittare delle Yahoo User Interface CSs Grids, una specie di framework CSS che permette di realizzare layout "tableless" risparmiando tempo e senza doversi occupare di questo hint o quell'hack o quant'altri cheats per browsers.

Ho scritto tableless... brrr! Zitto! Non mi son sbagliato infatti la più grossa critica che viene mossa contro questo sistema è la dubbia semanticità del codice che si deve produrre per ottenere i risultati voluti.

Come per ogni framework la risposta è si o no? E se sì, quale?

Home server casalingo fanless in una scatola da scarpe

Avere un mini server in casa, acceso 24 ore su 24 è un must per ogni geek rispettabile.

Dopo la tragica morte di cubotto, il mini server mac Cube G4, ora ho riciclato la mini-itx acquistata per il progetto CarPC che ho definitivamente archiviato. Con 300€ si trovano dei bellissimi DVD player doppio DIN, senza sbattimento.

Per un server fanless, silenziosissimo, di solito è bene usare qualche scheda mini-itx, ma quando i fondi monetari non lo permettono, riutilizzare vecchio hardware riposto in soffitta può risolvere comunque il problema.

Cercando informazioni sul Pentium III Coppermine in definitiva è emerso che down cloccando al minimo la ram ed il FSB della scheda madre, la temperatura si attesta su un onorevole 30-40°C. di cui abbiamo una foto:

Pentium III coppermine downcloccato: 30-40° C.

Le prestazioni non sono notevoli, ma l'unico rumore che si sente è quello dell'hard disc che essendo piuttosto vecchio fa un discreto ronzio, comunque ci sono ampi margini di miglioramento.

Altra fonte di rumore è l'alimentatore ATX. Per avere l'alimentatore più silenzioso, o si spendono soldi (inutilmente per un Pentium III) comprando un alimentatore fanless, o con ventolazze enormi che vanno a velocità ridotta.

L'ideale invece è recuperare un vecchio alimentatore ATX, smontarlo e rimuovere la ventolina malefica. Se l'involucro di metallo non dispone di sufficienti aperture è necessario farle con un trapano, a volontà.

L'alimentatore ATX fanless va tenuto in una posizione ventilata dove ci sia ricircolo di aria, con i fori verso l'alto. Non eccedete con la potenza, potrebbe non bastare. Io ho usato un vecchio 250W.

Il server casalingo fanless a costo zero quindi serve i soliti servizi: DHCP, DNS, PROXY e FILES; in più ho installato anche il server di boot over network in modo da poter inviare la distribuzione MiniMyth alla mini-itx riciclata dal progetto CarPC in PVR per avere la media box casalinga libera e silenziosa. Ma questo è un altro articolo...

Listen music player e iPod su GNU/Linux Ubuntu

Listen Music Player sta a Gnome come Amarok sta a KDE.

Per abilitare Listen Music Player a riconoscere il lettore di MP3 iPod della Apple, è sufficiente aggiungere le librerie libere usate per gestire il lettore sulla vostra installazione di GNU/Linux Ubuntu: sudo aptitude install libgpod-common libgpod2 python-gpod libgpod-common

Listen Music Player permette di indicizzare tutti i propri MP3 tramite gli ID3 tags in essi contenuti. Risulta quindi facile mantenere un ordinato database musicale, con statistiche di ascolto, copertine, testi (lyrics), e documentazione sugli artisti raccolta da Wikipedia.

Gli stessi ID3 tags sono quelli che danno il nome agli MP3 contenuti dentro al vostro iPod e le stesse copertine scaricate da Listen Music Player sono quelle che appaiono nel "Now playing" del vostro iPod.

È possibile modificare i tag ID3 direttamente dentro Listen Music Player, ma quando il gioco si fa duro, ci aiuta EasyTAG, che ad esempio permette di scrivere i tags in automatico leggendo il nome del file che li contiene.

Attenzione però! Gli ultimi iPod in vendita (quelli orrendi, quadrati), non sono supportati! In questi ultimi infatti il database musicale interno è stato crittografato da Apple!

Le linee guida per creare siti accessibili per le pubbliche amministrazioni

Sul sito della Regione Emilia-Romagna sono pubblicate le linee guida sull'accessibilità dei siti internet dedicati alle pubbliche amministrazioni.

Il documento redatto a più mani, a cura del sistema informatico regionale, è suddiviso in quattro categorie principali:

  • Tutti, contiene indicazioni utili alla collettività degli informatici
  • Responsabili, contiene consigli destinati ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni che richiedono ai propri colleghi, o per mezzo di forniture esterne da privati, la redazione di un sito internet accessibile
  • Redattori, è il capitolo destinato ai creatori di contenuti, ovvero gli utilizzatori dei siti accessibili, ai quali è richiesto di produrre contenuti conformi alle regole di accessibilità per non pregiudicare la qualità dei siti
  • Tecnici, è il capitolo con i consigli pratici (stile howto scimmietta) per realizzare layout correttamente accessibili. Utile ai webmaster ed ai programmatori.

Non si tratta di un documento definitivo. Chi ha a cuore l'interesse della collettività può partecipare alla redazione inviando i propri consigli e suggerimenti.

Massimizzare la velocità di Ubuntu

Ubuntu, come ogni sistema basato su Debian che si rispetti, configura il sistema per la massima compatibilità con i più vari sistemi e dispositivi hardware. Questo si traduce in calo di prestazioni, ma in un aumento della compatibilità.

Una volta installato il sistema operativo libero di base quindi risulta sicuramente utile effettuare alcune modifiche ai files di sistema, in modo da migliorare le prestazioni.

Ecco un elenco delle cose utili a massimizzare la velocità del sistema operativo GNU/Linux Ubuntu:

Processi paralleli al boot (Parallel Booting): Tramite questa procedura la sequenza di boot non si esegue in modo seriale, ma in modo parallelo per il numero di CPU a disposizione del sistema, in linea teorica il tempo di boot è inversamente proporzionale al numero di CPU.

Modificare il valore della stringa CONCURRENCY nel file /etc/init.d/rc come segue:

CONCURRENCY=shell

Disabilitare il supporto ipv6: nella maggior parte dei casi non si usa mai ipv6.

Aggiungere "off" alla riga già presente alias net-pf-10 ipv6 nel file /etc/modprobe.d/aliases alias net-pf-10 ipv6 off

Abbassare la swapposità (swappiness): si intende, in percentuale, quanto usare la memoria sul disco per allocare la memoria cache del sistema. Per aumentare la velocità l'ideale sarebbe non accedere al disco per ottenere memoria, quindi avere lo 0% di swappiness. Ma non è il caso di essere estremisti, specie se si dispone di molta ram. sudo sysctl vm.swappiness=10

Fermare i servizi inutili al boot: Su Ubuntu Gutsy è stato inserito il comodo Boot-up Manager il quale aiuta a gestire i servizi da attivare e disattivare al boot. Fate molta attenzione nel bloccare i servizi, potreste privarvi di parti essenziali del sistema. Un elenco interessante si trova sul forum ubuntu.

iPhone sbloccato

È stato sbloccato definitivamente l'iPhone di apple. Gli autori sono quelli di iPhoneSimFree.com. Si narra che siano stati capaci di sbloccare l'iPhone via software.

Attualmente il software di sblocco non è stato ancora rilasciato. Si tratta di software concesso in licenza, di cui si legge sul loro sito, che sarà rilasciato pubblicamente dalla prossima settimana.

Nel frattempo sono aperte le ordinazioni per chi volesse acquistarne 500 licenze alla volta.

Tecnicamente quindi gli iPhone potrebbero già funzionare all'esterno degli stati uniti, prima ancora di essere venduti in Europa.

Sbloccare l’iPhone è possibile

Per un anno ed anche più si è parlato di un prodotto che ancora non c'era in commercio. Hanno circolato soldi ed informazioni, bufale e cause giudiziarie.

A circa 24 ore dalla commercializzazione dell' Apple iPhone sembra che sia facilissimo sbloccare l'iPhone e poter quindi usare qualsiasi simm. Un po meno facile è smontarlo e soprattutto irreversibile.

Smontare l

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