Ti propri un marucchén

Una marucchén meridionale

Se volete male ai vostri amici terroni, chiamateli marocchini.

Vorrei esprimere il mio parere contrario contro questa de-dialettizzazione della parola marucchén che viene fatta insinuando nella comunità sociale bolognese il dubbio, quando si parla di codeste persone.

Ogni volta che si nomina un "marocchino", subito la mente viene allo stereotipo dello spacciatore di quartiere. O lo spidipizza.

In realtà si tratta di un marucchén che nonostante la provenienza da lidi più a sud di Roma, resta comunque uno di noi. Un italiano.

Perché sottolineare con queste note dal sapore razzista?

Semplicemente perché il modo di fare della maggior parte di codesti soggetti africani è spesso mirato al raggiro, al fregare il prossimo ingenuo.

Mentre invece il più delle volte il marucchén ti sorprende proprio per la sua aria ingenua:

Vent'anni che stò a Bòlògna, scor bulgnèss e ancòra mi dànno della terròna.

Ci tengo a precisare che marucchén, come socmel, è sì una parola volgare, ma il più delle volte viene rivolta in senso buono. Il più sta a comprenderne la tonalità con cui viene detta, che anch'essa fa parte del dialetto parlato bene.

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