Bloggare, oggi

Quandoerogiovaneio esisteva soltanto il blog. I più scaltri, i più geek si costruivano blog artigianali con i quali poter pubblicare foto catturate tramite cellulari che non erano ancora «smart» e si limitavano soltanto ad inviare una email con allegato.

Si inviava una email con foto, video, audio allegato ad un indirizzo apposta confezionato, affinché il contenuto potesse essere pubblicato immediatamente (5 minuti) pubblicato.

Questo succedeva un lustro fa, o poco più. Fino a quando non hanno preso piede i social network che hanno contribuito a semplificare complicare le cose.

Il social network offre e migliora la tecnologia del blog ma almeno su un aspetto quest’ultimo, veterano, rimane imbattuto: l’indipendenza, la «profondità».

Ebbene sì, dall’avvento del microblogging, diffuso per la maggiorparte tramite i social network, si è acquisita una velocità di fruizione moltiplicata, che in quel periodo era l’unico potere del Feed RSS. Adesso, «grazie» a questa innovazione, vince la superficialità nel fruire l’informazione e la necessita di fruirne ovunque con facilità.

Quindi addio a lunghi post tediosi ed auto celebrativi, seppur ne rimane la definizione, oggi ci limitiamo nei migliori casi a 140 caratteri, nei peggiori a condividere.

Di conseguenza per la fretta di condividere non si verifica più la fonte di nulla. Ma questo era un difetto anche del blogging degli ultimi tempi: per essere «i primi» a comunicare qualcosa si copia, il più delle volte senza citare la fonte, cosa di cui «condividere» ne è diventato il padrone (avete mai letto commenti del tipo: «te lo rubo!»)?

Non ci si ferma più a scrivere, non ci si ferma più a pensare, non ci si ferma più a crearsi un sito. Tutto perché c’è già questo/quello già pronto, già fatto: Facebook, Twitter, Tumblr, BlogSpot, Wordpress.com.

Cliccando «accetto i termini d’uso» si accetta che tutto il proprio essere sia di proprietà di multinazionali statunitensi. Si accetta di rinunciare ad essere proprietari delle proprie idee per la comodità di avere tutto bell’è fatto: «piattaforma», lettori ecc.

Quel che siamo non è il corpo, che svanisce e deperisce. Quel che siamo è idea, concetto. L’ideologia americanofila occidentale basata sull’apparire anziché essere ci porta qui, a rinunciare alla proprietà delle nostre idee per apparire di più e prima.

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