Già decidere di suicidarsi, di per se è una grande cazzata. Inoltre decidere di farne un blog amplifica ancor di più il concetto di cazzata.
Ma probabilmente è giusto che succeda anche questo al mondo; è il prezzo da pagare per aver meno teste di cazzo che perpetuino la specie umana.
I commenti al blog sono spassosissimi, inoltre adesso è comparso un misterioso scrittore del blog con effetto retroattivo...

commenti
Conglio suicida!
ma che cazzo dici..
tu non sai di cosa stai parlando.
proprio non lo sai.
Gat hai ragione. tassoman: chi si suicida non lo dice prima, lo fa. Significa che quel ragazzo vuole essere salvato.
è morto, cazzo, lo capite o no?
lasciatelo in pace..
guarda caro gat che il suicidio non è mai segno di coraggio. può farmi pena un ragazzo morto per qualche malattia non uno che consapevolmente ha deciso di farla finita. mi sa che l'unico che non aveva capito proprio nulla era lui. del resto se ha fatto un blog voleva che se ne parlasse e quindi noi ne parliamo. non si può pretendere di far divenire qualcosa di pubblico dominio e poi chiedere silenzio.
Ho preso lui come esempio perché si tratta del primo caso mediatico italiano. So benissimo che in giappone questa pratica oramai è già diffusa da tempo.
E' una cazzata scrivere un blog perché poi altre persone, deboli e teste di cazzo, iniziano a emulare. ma porcozio, ma il senso di responsabilità esiste o no? Se uno si vuole ammazzare, che lo faccia. Ma non con lo spirito da stronzo e saccente di questo ciro.
Senza tirare fuori la questione morale sulla libertà di suicidio (che non è argomento su cui disquisire alle 17.30 di un venerdì di scioperi), sulla libertà di pubblicizzare con tanta cazzuttissima arroganza la propria scelta di vita (in questo caso la morte) qualcosa da dire ci sarebbe. E se quel blog ancora online lo leggesse un ragazzino imbecille che poi si fa prendere da fotta da emulazione? Se lo legge un diciottenne che è stato appena mollato dalla ragazzina-zoccoletta di turno? Eh no, cazzo... c'è davvero qualcosa che non funkia.
Al di là del fatto che se cresci un ragazzino così idiota che per emulare un blog si suicida allora è meglio resettare, farne un altro e sperare di tirarlo su meglio...
Credo che tutto questo, a prescindere sia un fake o no, sia di un vuoto cosmico. Un ragazzino viziato che batte i piedi, si ubriaca e poi s'ammazza perchè una non lo vuole.
Posso capire che a 14 anni sia una tragedia, ma a 26 anni denota fortemente il livello mentale della persona in questione.
Gli è mai stato spiegato che ci son problemi più seri nella vita? O forse è l'assoluta mancanza di problemi di una vita viziata che ha portato a questo?
L'egocentrismo di questo individuo è irritante, così come è irritante il suo continuo sbrodolarsi addosso sul suo, presunto, suicidio premeditato.
Ho avuto un'amica che s'è suicidata a 16 anni, non ho pianto per lei e non provo pena per questo. Mi fanno incazzare questo sì. Son due persone che della vita non avevano capito proprio nulla.
No, aspetta...non parlavo di emulare un blog. Ma un'azione, quella del suicidio
x silvia: nessuno chiede silenzio, ma la frase "è il prezzo da pagare per aver meno teste di cazzo che perpetuino la specie umana" non è "parlarne", è offendere una persona defunta. si può pretendere, almeno, che non venga offesa o è lecito farlo?
sempre per silvia: la persona defunta è un mio amico, mi incazzo se lo si insulta, e non hai da presumere niente.
se parli di cose che presumi, presumo sia più interessante che tu taccia.
Ciao Gat, avrei offeso Ciro E. anche da vivo se fossi arrivato prima, inoltre avrei avvertito le forze dell'ordine, come ho già fatto per l'altro pirlone: http://pezzodimerda.splinder.com
Sisi Tassoman, ha proprio funzionato. Sisi...
http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/articolo266880.shtml
gat, tesoro, se tu fossi stato veramente un amico il tuo Ciro non sarebbe mezzo metro sotto terra, che dici?
facile fare gli amici dopo, tremendamente facile. non lo trovi un po' macabro e autocelebrativo andare in giro a far l'amico del morto e a chieder silenzio e rispetto. non era meglio "attivarsi" un po' prima.
inoltre una frase ad effetto senza senso rimane solo una frase senza senso, evita di cercare facili frasi sagge e pensa, rifletti. ne hai bisogno. davvero.
amicizia: il legame affettuoso fra due o più persone, nato dalla consuetudine e da affinità di sentimento, tenuto saldo da una reciproca stima, considerazione, fiducia e aiuto reciproco
detto questo detto tutto, visto che inoltre nè di te nè del tuo amico sfigato (e sì, uno che si suicida oltre ad essere un codardo è pure sfigato), arrogante e irritante non me ne può fregar di meno. Un personaggio vuoto , egoista e inutile che ha pensato solo a se stesso senza prender in considerazione il calvario che ha lasciato ai poveri genitori e alla sorella che han solo avuto la sfiga di averlo per parente.
E questo è decisamente indubbio visto che dal suo blog emerge solo una persona superficiale.
credo che quando una persona arrivi ad un gesto cosi estremo e intimo,come e' il rinunciare alla vita terrena...beh sarebbe opportuno evitare di insultarlo per due semplici motivi
1)il soggetto in questione non c'e' piu', non puo' difendersi dagli insulti anche gravi che vengono vomitati sulla propria persona
2)Rispetto per i genitori...e che cazzo hanno gia' subito una tragedia e'propio necessario offendere anche la memoria del filgiolo?
Suvvia, per una volta se state zitti mica succede niente.
Stai zitto te piuttosto di dire delle cazzate, non ti è passato nemmeno per la testa che un mucchio di ragazzini, magari come te, rimangono soli ore e ore al computer ad annoiarsi, piuttosto che fare qualcos'altro, e magari gli viene in mente di diventar famosi.. o qualche cazzata simile?
Non hai visto che ha messo anche il messaggio postumo per farci vedere come è stato bravo? Secondo te vorrebbe che non se ne parlasse?
Il rispetto per i genitori doveva avercelo lui, sti poveracci, che chissà che sacrifici han fatto per crescerlo. Anche se di sicuro, una percentuale di colpa ce l'hanno anche loro.
Studia un po' va e lascia perdere ste cazzate del suicidio e del mondo di merda.
forse era disperato e nessuno a capito per suicidarsi ci vuole molto coraggio
Quel ragazzo ha fatto una scelta riguardante la sua vita.
Fatti i cazzi tuoi, la prossima volta.
Vai a farti fottere. La tua libertà finisce dove inizia la mia. Se voglio scrivere che sei un coglione anche tu, non mi metto problemi.
@anonimo: Per suicidarsi ci vuole molta codardia invece. Come cazzo fate a pensare che una persona che si rimuove dalle proprie responsabilità è coraggioso. È un vigliacco semmai.
Ciao a tutti sn capitata qua x caso.. e mi ha incuriosito sto blog.. anke se credo ke sia un po assurdo.. almeno si da un minimo di considerazione a quelle persone ke davvero pensano di farla finita!a voi nn è mai capitato di pensarlo? ad essere sincera bisogna essere davvero disperati ma a volte quando ci si sente soli, afflitti, arrabbiati il pensiero sfiora e cè chi è + forte e va avanti e ki scappa dai problemi come hanno fatto in molti! io voglio solo sperare ke qll persone riescano a superare i loro problemi e vadano avanti... xkè la vita è una e nn bisogna sprecarla!
Guarda Kè non è Ké ti viene da suicidarti Kosì per Kaso perKé "ti sfiora il pensiero".
Quel Kè è deprimente è Kè si tratta di una decisione sofferta e rimuginata mesi su mesi.
Tutto tempo perso, Kè sarebbe meglio utilizzare proficuamente per Kapire di risolvere quale problema l'inconscio ti mette davanti. E Kè suicidandoti eviti di risolvere.
Spero di averti usurpato tutti i Ke
Allora cara silvia, mi rivolgo a te e a tutti quelli che possono essere inseriti nella tua categoria (bada bene non mi piace categorizzare in generale ma faccio un eccezione).Sei di una superficialita disarmante! mi meraviglio di come possa esistere una tale attitudine al
al giudicare dall'esterno situazioni e mondi complicati.Come puo una che non considera l'dea del suicidio esprimere sciocchi giudizi sul suicidio.
è come parlare di calcio senza sapere come è fatto un pallone. Madre natura si è scordata di farti dono della sensibilita e della capacita critica. In altre parole sei una becera qualunquista. io dal mio modesto punto di vista credo che esista il delirio del suicidio proprio grazie all'incapacita di comprendere, di stare vicino, di immedesimarsi. La solitudine è tremenda. E tu come cazzo ti permetti di entrare in merito. Cerca di crescere...fatti il favore e fallo al mondo.
Vai a sQuola va a studiare l'italiano. E magari iscriviti a filosofia se vorrai fare l'università.
Mi dispiace che nessuno ti abbia spiegato che compatire gli altri è solo fare il loro male.
E che affrontare i problemi della vita per quanto duri siano con un suicidio è da veri vigliacchi.
bene allora , se un domani avrai bisogno di un po' di comprensione e amicizia, se non trovi nessuno nei paraggi, fammi un fischio.
Evitero di starti a sentire tanto farei solo il tuo male
Ma qualcuno di voi ha mai pensato SERIAMENTE di suicidarsi? Io si, e non è una situazione piacevole nè mentre pianifichi nè mentre ci provi nè quando, per tua fortuna, hai passato il momento e ci ripensi. Se una persona si suicida, può essere spinta a farlo da una quantità incredibile di fattori, che ora non sto ad elencare; detto questo, mi pare ovvio che il dire che chi si suicida è un debole vigliacco è una generalizzazione che denota una superficialità impressionante.
[Un inciso, che c'entra davvero poco: siamo il frutto di svariate migliaia di anni di evoluzione; la natura tuttavia, per prevenire i rischi di suicidio non si è degnata tanto di rendere l'uomo felice, quanto piuttosto di intillargli dento un forte istinto di autoconservazione. Basta una malattia che abbassa questa barriera e, in concomitanza con la mancanza di felicità a cui siamo condannati, l'idea del suicidio è la conseguenza più logica che ci si possa aspettare.]
Chiediti perché non ci sei riuscito
e ciro milani che ha pubblicato il suo blog e poi si è suicidato?
Il suicido
Illusione del nirvana o non ritorno nell’eternità
La autodistruzione dell’uomo schiavo della macchina che si è creato è arrivata ai limiti del successo.
Nelle metropolitane milanesi(ma non solo) c’è di media un suicidio a settimana ma oramai non fa più “notizia di cronaca” perché il cinismo è arrivato a livelli industriali, si alimenta dalla poca consapevolezza dell’autoconservazione del proprio corpo, quello che oggi è macchina.
C’è chi dice che è la completà liberta dell’individualità e c’è chi dice che è un peccato, c’è chi dice che è una malattia sociale e c’è chi dice che è la volontà massima.
Volontà di potenza. Quindi mancanza di potenza espressa nella volontà massima di odio del se pseudo amore del se.
Fuori, nel mondo,
cerchi materiale di gioia:
ma solo in te stesso
lo puoi trovare
tagore
Rifletto sul dove si và, sull’obiettivo più intimo, sulla verità. Verità. Verità che non è il relativismo delle accezioni mentali, verità come mistico assorbimento nel tutto.
Se ci è dato di dire che la ricerca della felicità è il fine ultimo di ogni essere vivente “pensante”, se ci è dato di dire che ognuno è illuminato, anche solo per un secondo, ci si accorge che la felicità è qui e ora e ci può arrivare ognuno prescindere dal suo livello culturale. Verità, immersi nell’eternità dell’istante, immersi e pervasi da ogni cosa intorno a noi, il contatto con ciò che viene chiamato dio. Che non è un essere antropologico ma questo contatto che avviene se siamo attenti ad ascoltare, se riusciamo a lasciar andare il turbinio della mente, fino a quando si acqueta e pare scomparire.
Ne risultà che c’è qualcosa di perverso nel voler allontanarsi dal sé per trovarla….verità.
Sé.
Se siamo arrivati alla consapevolezza di comprendere che noi non siamo il nostro corpo e non la nostra mente, ci sorge un dubbio sulla possibilità di rifuggire nell’eternità attraverso un salto nel vuoto per fuoriuscire.
Se uccidiamo il cogito ergo sum che s’identifica col pensiero.
Non so come poter fuoriuscire se mi sento pervaso dal tutto.
Fuoriuscire da che se negl’attimi immensi dell’infinito istante non c’è separazione tra noi e ciò che ci circonda, diventiamo, anche solo per un attimo, ciò che ci circonda. Persi nel tutto fluttuante. Al di là dello spazio e del tempo, al di la dei giorni e delle ore, al di là di ogni infinitesimale analisi più prossima del tempo, ci sentiamo immersi e felici nel tutto.
L’eternità è qui, felicemente nel presente. La nostra “Ora feliz”.
E’ sempre difficile spiegare delle “sensazioni” con dei concetti.
è necessario ampliarli.
Forse potremmo cominciare con rifuggire la separazione intrinseca della cultura occidentale. Penso quindi sono.
Avete mai provato ad sedervi con calma il un prato senza muovervi e non sentire la mente vacillare? Quando le noie del giorno, del lavoro, della famiglia e di tutte le relazioni cessano e l’attenzione è così alta che è come se non fossimo né la nostra mente, né il nostro corpo.
Attimi intensi di eternità.
Avete mai provato a camminare in giro per la città senza metà ma con il naso all’insù seguendo con piacere delle belle architetture? Ci si sente completamente immersi, ci si sente come parte dell’architettura urbana. E sono attimi interminabili, poi di nuovo tempo.
Avete mai provato a stare seduti con la spina dorsale a mò di cobra e sentire ad un tratto pervasi di “bene”?
In questi casi pare che un’energia si alzi dalla zona pelvica e si espanda, e un piacere ci avvolge.
Vi è mai capitato di incontrare una persona e al solo guardarla negli occhi ci si accorge che c’è un’affinità in più e poi si rileva tale, magari per tutta l’esistenza?
Ci si perde negli occhi di questa persona ed è come se già ci si conoscesse, e magari c’è più comprensione con essa che con persone che si conosce da una “vita”.
Vi è mai capitato di sentirvi in contatto con una persona cara ma esserle distanti dal campo visivo e a lei è successa la stessa cosa? Ci chiamiamo nello stesso momento. A tale ora ti ho pensato, anch’io. C’è stato un momento come se risentissi pienamente e fossi qui vicino a me.
Vi è mai capitato di pensare ad una cosa e una persona vicino a voi ha avuto lo stesso identico pensiero nello stesso momento? E ci si dice la stessa cosa, magari si ride e si dice anch’io… o noi?
Vi è mai capitato di guardare intensamente una persona che non può vedervi(per via del suo limite di campo visivo) che ad un certo punto si gira e vi guarda dritto negli occhi? Tipica scena è quella dei quattro ragazzi “indaffarati” a bere una birra fuori dal bar che ad un certo punto fissano il sedere di una ragazza che passa dall’altra parte della strada(ma non può vederli perché arriva da una direzione diametricalmente opposta e che si gira perché, a suo dire, si sente osservata. Alcune altre dicono di sentirsi letteralmente bruciare le chiappe.
Vi è mai capitato di trovarvi in una situazione che sentite di avere già vissuto(dejavù)? Pochi cercano di darsi una spiegazione ma una cosa è certa che noi siamo sicuri di averla già vissuta(e per favore lasciamo andare le teorie di freud sennò caschiamo di nuovo nel relativismo concettuale). Potremmo dire di avere superato la barriera di spazio e tempo. Ma non si può dire di avere fatto un viaggio nel tempo perché non si può scientificamente provare.
Vi è mai capitato di avere un capogiro e sentirsi come fuoriuscire dal proprio corpo? Tipico alzarsi da una sedia sul bus ed è come se ci si sperde, come se si fuoriesce per un attimo, si perde per un attimo la conoscenza…
Un’altra delle cose più assurde ma scientificamente provato con l’apparecchio kirlian, è quello della pranoterapia. Un’energia espandibile dalle mani che trapassa sulle altre persone, sulle piante e sugli animali e dà una sorta di sollievo. In questi centri, prima della macchina kirlian, utilizzavano fegato di bue. Praticamente per provare se avevi eccessiva energia che fuoriusciva bisognava mettere le mani a distanza di una fetta di fegato 10 minuti da una parte e dieci minuti dall’altra per una settimana e dopo la stessa si mummificava… roba da matti? Scientificamente no.
Potrei andare avanti con esempi per ore perché quando ci si accorge e non si negano più questi effetti se ne notano tantissimi e diversissimi.
Tutto questo perché? Tutto ciò per introdurre il fatto iniziale che noi non siamo il nostro corpo. E quindi è una sorta di pigrizia comunque “volerla fare finita”. Ci si distingue con l’io corporeo, mente e corpo e ci si immedesima con io sono il mio corpo e la mia mente io sono questo, l’apparenza di quello che siamo.
O meglio possiamo essere un io indivisibile, non sempre però, ed agire come un tuttuno, un’unità.
Prendiamo l’esempio del karateka che spacca il marmo con un calcio.
Se chiedete ad uno di loro come si può realizzare vi risponderà che lui non pensa, è completamente immerso nell’atto. Infatti, se per un attimo dubita, si rompe un piede.
Per loro il CHI o energia vitale deve essere concentrato tutto in un punto, in un punto solo. La mente tagliente come un rasoio e pum! Unità.
Ogni volta che noi pensiamo ci separiamo dal tutto, dubitiamo sulla verità. Cerchiamo la verità allontanandoci da essa. È assurdo ma viviamo così.
Ritorniamo al suicidio.
Diventa cosi difficile lasciare andare avanti il pensiero senza riconoscersi in esso che il corpo e la mente diventano una prigione, una prigione che ci creamo noi perché ci sentiamo separati e i rappresentanti maggiori dell’accademia ci insegnano che il pensiero è buono e giusto. Che dio ha scritto il mondo con caratteri matematici…ahh Galileo.
Noi non siamo il nostro pensiero, noi non siamo l’idea, noi non possiamo identificarci con le nostre idee, o perlomeno, possiamo identificarci a tal punto che incarniamo l’idea dandoci il maestoso obiettivo…la morte.
Quante volte esprimiamo concetti per punti, linee, e segmenti? E magari neanche facciamo più caso che non esiste il punto, la linea, le parallele ma che sono state inventate da noi o da quell’uomo giù in calabria tanti anni fa per renderci la pratica nella vita più facile anche se ben consapevole che non si poteva trasmettere certe cose scrivendole ma che era necessario che il trapasso di certe informazioni andava fatto direttamente da maestro ad alunno con tutti i rischi che si poteva correre e che ben sapeva, infatti, egli non a scritto niente ma i suoi discepoli si. Pitagora. Da li poi ci spostiamo ai capri espiatori di una situazione insostenibile politicamente, il potere della chiesa ai tempi di Copernico, sofista d’avanguardia non scienziato o scienziato nella moderna accezione del termine, Galileo, altro sofista e infine Descartes o Cartesio come ci piace chiamarlo per un senso di possesso, che addirittura per sfuggire al sottostare del potere pensa quindi è…
eh, e i 4'000 anni di scienza vedica sono andati a farsi fottere. Karma = legge di causa effetto universale. Ma comprendere questa sintesi tipica matematica Nostra-na, richiede ben altro che uno schemino. Ma noi siamo superiori quindi che importa?
Ritorniamo al suicidio…
Tutti noi viviamo esperienze mistiche, anche se non c’è ne accorgiamo o non le definiamo tali, a tutti noi capitano. Ma, la mente che non controlliamo perché ci identifichiamo in essa ci fa subito distogliere il pensiero perché certe cose logicamente sono impossibili. Certo, ragionando per punti e linee non si arriva a dimostrare certe esperienze. Poi la nostra cultura non l’ammette. Al rogo!
Al rogo chi non la pensa come noi.
La fisica quantistica, a rispetto della fisica cosiddetta classica che deriva dai nostri amici menzionati prima, sta iniziando a spiegare certi fenomeni. Ma senza andare in disquisizioni ideologiche, o inquisizioni ideologiche, possiamo parlare per un attimo dell’omeopatia, il cosiddetto “effetto placebo”. Gli scienziati non sanno spiegare però il perché l’omeopatia può curare le piante e gli animali, Che non “pensano”, quindi non possono essere suggestionati.
Questo è un mistero.
L’energia è un mistero, l’energia emanata dalle mani è un mistero scientificamente provato, l’energia omeopatica diluita più di cento volte è un mistero ma funziona, l’energia concentrata in un punto da un’esperto di arti marziali è un mistero, l’eros o energia che vibra tra due persone a distanza è un mistero, lo yogi che medità ed esce dal suo corpo raggiungendo il jhana è un mistero, lo stare immersi nel tutto nel prato è un mistero, l’energia dell’ossigeno è un mistero scientificamente provato, l’energia del sole che ci dà sollievo e ci carica è scientificamente provata ma rimane profondamente un mistero, la mummificazione della fetta di fegato è scientificamente provata, mistero.
Possiamo continuare per “punti” e non approfondirne uno.
Illusione?
O illusione di essere il proprio corpo e la propria mente?
Questo non è un mistero basta pura attenzione.
L’eternità, al di là dell’alienazione che anch’io come voi(e qui notate la mia unità e quindi il distacco da voi) viviamo nel giorno lavorando e perdendoci in quello che facciamo, perdendo di vista il tutto, lo stare immersi nel tutto, viene meno.
L’eternità che siamo profondamente, siamo eterni, consapevoli o no, siamo qualcosa di fluttuante e vibrante insieme a questa mente e a questo corpo che educhiamo continuamente o diseduchiamo se necessario, per conservarci e resistere al continuo mutamento, al continuo divenire, al continuo cambiare che ci manda in bestia in ansia perché cerchiamo di immobilizzarlo, cerchiamo di rimanere fermi ma non è possibile perché se proviamo ad ascoltare il nostro corpo, mentre in piedi cerchiamo di rimanere immobili ci accorgergiamo che non è possibile, sarà un continuo fluttuare e questo c’inquieta, ci “stressa”.
Piaget dice che il bambino fino a sei anni è animista, poi però la “cultura” lo in forma(geometrica) che non è così, che non è vero che tutto vive attorno a noi, che tutto è in continuo movimento, che le piante, gli anima-li, i minerali vivono di energia propria.
È li che bisogna tornare, è li che vedevamo senza un blocco mentale ideologico, senza struttura ma immersi in quel tutto che è l’eternità che tanto cerchiamo e che tanto cercano quei disperati che cercano rimedio nel suicidio, che cercano di tornare all’eternità attraverso una fuoriuscita dalla prigione mentale, dalla prigione dell’io, dalla prigione del penso quindi IO sono il mio pensiero.
Imprigionati nel pensiero e nel corpo, imprigionati nella convinzione matematica di essere ciò che non sono e in continuo struggimento per non riuscire a controllare la propria mente, il proprio corpo.
Schiavi di se stessi e schiavi di imposizioni morali che opprimono l’uomo a non essere, ad alienarsi per qualcun altro che a sua volta è alienato e non sopporta la libertà dell’eternità perché non la riesce a vivere, non riesce a stare nell’eternità. Un circolo vizioso di imposizioni perché non riusciamo a permettere di avvicinare più uomini alla semplicità del tutto, alla semplicità dell’eternità. Pedagogia immorale. O pedagogia immortale è quello di cui necessitiamo.
Sempre più separati sempre più divisioni, sempre più separazioni. Yeah!
E continuiamo a tener nascosta la morte, e continuiamo a rimuovere, e continuiamo a mascherare che spesso tanti di noi sono morti viventi, vivono la morte perché la pienezza della vita non la riescono a consumare, frammenti continui di morte in una vita programmata nel tempo, oggettivizzata dal tempo, obiettivo il tempo, e tutto sogna in un incontro immortale.
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